ebook di Fulvio Romano

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giovedì 25 ottobre 2012

Dalla neve alle false primavere...e poi la pioggia fredda (da Provincia Granda del 19 ottobre 2012)

Dopo la breve prova d'inverno ritornano i flussi da Sud.


E' stata un'offensiva di carattere, quella di lunedì scorso ad opera dell'Atlantico. Di carattere, perché il nostro tradizionale apportatore di piogge e di neve voleva dimostrare che c'è ancora. E, prima o poi, non mancherà di ricordarcelo con maggior forza. Così l'arrivo delle nuvole al principio di settimana è stato inizialmente più una parata dimostrativa che altro, visto che sono andate a scaricarsi sul Levante ligure. Sembrava già tutto finito in una bolla di sapone l'allarme scatenato sui media per l'arrivo delle bufere ottobrine. E così è poi stato per il Centro Italia e le altre zone allertate. Ma da noi, in questo cul di sacco alpino che sgarra sovente dalle previsioni lette dai Tiggì, non era finita, tutt'altro. Infatti dal pomeriggio un riflusso da Nord Est è venuto di rinforzo all'Atlantico. Che davamo tutti come ormai spacciato, finito lontano, chissà dove. Nuvole che verso sera si sono addensate e che dalle 23 circa hanno cominciato a stillare acqua sul Cuneese e su tutto l'arco alpino. E il giorno dopo, era uno spettacolo scrutare lo Skyline nostrano, sotto un sereno limpido, già tutto imbiancato di neve. La seconda fiocca della stagione, dopo quella improvvisa di settembre. Una neve che, al momento, rimane isolata, senza conseguenze tangibili. Anzitutto perché in queste ore è in piena ripresa l'anticiclone nostro, il solito Africano, non ancora stufo di spingersi così in alto con tutte queste piccole estati prolungate. L'alta pressione porta venti caldi nel Mezzogiorno e su di noi nuvole di umidità inespressa. Perché difficilmente questo strato di cappa riuscirà a strizzare un po' d'acqua, se non sulle alte valli o comunque sulle balze prealpine. Per tornare ad avere un po' d'acqua seria bisognerà aspettare la mattinata della domenica, quando un debole flusso occidentale dovrebbe oscurare i cieli della Granda e portare qualche debole pioggia sulle zone ai piedi di Marittime e liguri. Ma sarà anche questo un fuoco di paglia. Da lunedì riprende a salire l'alta pressione e una nuova offensiva perturbata atlantica la si può lumeggiare soltanto per la metà-fine della prossima settimana. Continua, bene o male, l'ottobrina. Le temperature, precipitate al basso lunedì, pian pianino risalgono fino a valori gradevoli - specie in quota- nel fine settimana. E forse anche dopo, non fosse per le nebbie che tornano ad inumidire campi ed orti nelle mattinate.




mercoledì 10 ottobre 2012

Tra Terra e Cielo (da Provincia Granda del 4 ottobre)


Continua la bella ottobrina.

"Ôtôber, ôtôbrìn, a l'è 'l mèis del vìn", recitava l'antica civiltà del vino. Quella -tanto per intenderci- non solo celebrata nella Langa, come avviene oggi, ma diffusa in tutte le nostre campagne, anche di pianura. Allora, quando da Racconigi a Cuneo si vendemmiava, allora sì che ottobre doveva profumare di mosto e le cantine di vino. Adesso, complice il clima degli ultimi secoli e le mutate abitudini alimentari, il tutto è invece riservato alle zone "vocate" al vino (come si usa dire oggi) e, se vogliamo riassaporare quelle antiche sensazioni, è un giro per le Langhe che di questi tempi bisogna fare. Ma se sulle colline da Mondovì ad Alba si celebra il ricco ed opulento rito dei vini del "terroir", sulle altre colline, quelle prealpine coperte di boschi, un altro rito è iniziato con ottobre. Un rito ugualmente antico, ma molto meno ricco, anzi da qualche anno decisamente povero, quello delle castagne. Ne abbiamo raccolte, le prime l'altra settimana, nel nostro bosco sulla costa collinare che ci è cara ed erano "temperive" ma già anche i prelibati "carôn rôs". Le abbiamo gustate come da tempo non succedeva, perché l'anno scorso erano tutte nere dentro e l'anno prima erano buone le primissime, ma poi le altre marcivano. Ci ha spiegato Carmelino, il nostro vicino di collina, che la farfallina antagonista del cinipide sembra aver fatto il suo mestiere. Le galle che in questi anni hanno sempre intaccato il fogliame dei nostri castagneti sono in effetti diminuite in questa stagione e anche le piante hanno ricominciato a germogliare in alto e a crescer dopo un lungo periodo di crisi. Così, complice la risalita dell'anticiclone che ci arriva da Ovest, fin dalle Azzorre, il tempo sarà adatto alla raccolta dei "carôn" ed anche della "marrubia", la castagna più adatta ai marrons glacés. Anche quest'anno infatti ottobre ci sta riservando la più classica delle "ôtôbrine", quel gradevole periodo di caldetti ritardati che si prolungano quasi fino al cambio dell'ora e di piogge rinviate. Le previsioni, dopo giorni di incertezza, sembrano ora parlare chiaro. Il sole o quasi sole (perché da noi qualche nube sempre si attarda, magari al mattino e poi sulle montagne) dura ancora, così come le temperature tardo estive. Fino a sabato, ma anche dopo. Domenica sarà ancora adatta alle uscite fuori porta - collina, montagna o mare - ma anche dopo il tempo tiene, nonostante un tentativo perturbato che arriva dall'Artico, ma che sembra destinato a raffreddare soltanto i Balcani. Le piogge, anch'esse "ottobrine", tarderanno ancora un po'. Fino forse a metà mese e cioè fino alla metà della prossima settimana. Lasciandoci tempo per le nostre colline.

martedì 11 settembre 2012

Tra Terra e Cielo

da "Provincia Granda" del 5 settembre 2012:

Dopo le "piuvere 'd la Madona" sole e caldo nel fine settimana.

La saggezza della migliore civiltà contadina ben sapeva che prima dell'8 settembre c'era da aspettarsi una prima puntata energica dell'autunno. Un affondo fatto di frescure magari già quasi invernali, ma soprattutto di piogge, di acqua sui campi.
"Le piuvere 'd la Madona arivo sempre", mi diceva l'altro giorno a san Biagio una gentile signora, mentre le bialere erano già piene d'acqua piovana e i campi e le concimaie cominciavano a non più assorbirla. "Le piuvere 'd la Madona" è una bella espressione, che condensa in uno sia la pratica fatalità del mondo contadino, sia la sua arguzia, che a fatica cela un animo, una disposizione un po' ribelle e dissacratrice. Anche se da un po' di anni siamo abituati a considerare settembre una dolce, prolungata appendice dell'estate (e, a volte, neanche tanto dolce), la civiltà dei campi ci ricorda con questo detto che settembre è il primo mese d'autunno e che la sua festa principe, "la Madona", è lì a testimoniarlo: fine di un periodo ed inizio di uno nuovo.
Ne abbiamo avuto conferma in questi giorni, con la neve sull'arco alpino e con quattro-cinque giorni di piogge toste, che hanno ingrossato lo Stura di Demonte fino e oltre la piena "ordinaria".
E' piovuto meno sulla Val Tanaro e su Mondovì rispetto alla Vermenagna, al Pesio, al Gesso e allo Stura. A Mondovì e Ceva un centinaio di millimetri in tutto, ma sotto Limone ben 280 e 270 sopra Chiusa di Pesio, 260 a Terme di Valdieri. Cuneo a 130 e Boves a 165 mm, mentre la pioggia diminuiva man mano che ci si allontanava dalle Alpi: Langhe una cinquantina di mm, così come a Marene-Savigliano. Sulle Cozie, tra la novantina di Saluzzo, i 132 di Barge fino ai 210 mm di Pontechianale!
Campi irrorati, uve ripulite, "sagne" rimpinguate: si può ora arrivare alla festa 'd la Madona con un ritrovato sole e, soprattutto, con un rinnovato caldo, non certo asfissiante come quello che ci ha accompagnato dal dopo Ferragosto. Giovedì ritorna infatti un nostro caro amico, l'Anticiclone atlantico, quell'Azzorriano che da sempre fa a tratti dei nostri settembre un tenero ed azzurro, caldo e lento spegnersi dell'estate. Da giovedì a domenica dovremo quindi senz'altro approfittare dello scampolo di stagione che ci viene regalato, l'ultimo fine settimana ancora veramente estivo. Certo, i lavori nel frutteto urgono. Raccogliere le pesche della vigna che l'acqua ci ha piegato verso terra, le mele calville , quelle non bruciate dal solleone di fine agosto. Lavoretti a parte, si approfitti di queste ore per una gita in montagna (attenti solo domenica ad eventuali temporali in quota) o per l'ennesima scappata sul nostro balcone rivierasco di Ponente. Il bel tempo dovrebbe durare almeno fino al 13-14, giovedì-venerdì prossimi. I modelli matematici sono ancora incerti, ma noi sappiamo che almeno le "piuvere 'd la Madona" sono finite e che il sole ci dà allegria.
romano.fulvio@libero.it