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mercoledì 2 luglio 2014

Plenel: " Sarkozy, come Berlusconi, usava lo Stato per tutelarsi"

LA STAMPA

Esteri

“Anche lui come Berlusconi

usava lo Stato per tutelarsi”

Plenel (Mediapart): quante amicizie imbarazzanti

Edwy Plenel, ex direttore di «Le Monde», è il fondatore e direttore di Mediapart, temibile sito d’informazione specializzato nel fare le pulci a una classe politica che ne ha decisamente troppe. Sono stati i suoi segugi a pubblicare le imbarazzanti telefonate di Nicolas Sarkozy ai suoi amici giudici.

L’ex Presidente in stato di fermo. Plenel, è sorpreso? «Si tratta di un avvenimento senza precedenti nella storia della République. Ma è anche tutto nella logica dell’inchiesta. Dopo aver fermato e interrogato il suo avvocato e i due giudici con cui pare facesse da tramite, i giudici dovevano sentire monsieur Sarkozy. E l’unico modo per farlo, come prevede il diritto, è fare quello che hanno fatto». I fedeli di Sarkò gridano all’accanimento di una magistratura politicizzata per impedirgli il grande ritorno in politica. A noi italiani suona familiare... «Il parallelo fra Sarkozy e Berlusconi è del tutto legittimo. Come Silvio, Sarkò usa la politica come protezione contro le accuse. Da quindici giorni, politici amici e giornalisti compiacenti parlano del prossimo ritorno di Sarkozy in politica. Ma lui per primo sapeva che sarebbe stato convocato dai giudici. Dunque, si tratta soltanto una messa in scena». Lei ha sempre criticato Sarkozy. Con Hollande l’Eliseo è pulito, o almeno meno sporco? «Credo che nessuna famiglia politica abbia il monopolio della virtù. Anche la presidenza Hollande ha avuto i suoi “affaires”, molti dei quali svelati proprio da Mediapart. Ma con una differenza importante: Hollande non ha privatizzato lo Stato mettendolo al servizio suo e dei suoi amici. Non si sono visti polizia, magistratura e servizi segreti lavorare a vantaggio di un clan com’è avvenuto nel quinquennio di Sarkozy». Su Sarkozy c’è un altro sospetto: che la liquidazione del suo ex amico Gheddafi sia servita a far sparire qualcuno che conosceva troppi segreti imbarazzanti... «È un’ipotesi. L’argomento contrario è che Gheddafi non ha mai mostrato le prove dei suoi finanziamenti illeciti a Sarkozy. Di certo, la svolta della politica araba di Sarkozy è servita a far dimenticare le sue imbarazzanti amicizie con i vari Gheddafi, Ben Ali, Assad e Mubarak. Che ci siano state anche delle ragioni, diciamo così, personali, è possibile ma per il momento indimostrabile». Nel frattempo, madame Le Pen si frega le mani. «Lo dico da tempo: o rifondiamo la Repubblica o la Repubblica crollerà sotto il peso dei suoi scandali. Lasciando il campo libero a tutti i populismi, compresi quelli più pericolosi». [Alb. mat.]



domenica 22 giugno 2014

Le Monde: " Veni, vidi, Renzi"

LA STAMPA

Italia

Renzi: un’italiana
per guidare
gli Esteri della Ue

Incontro a Parigi con Hollande. Ipotesi Mogherini

Il piano sequenza è eloquente. François Hollande passeggia nei giardini dell’Eliseo con Matteo Renzi al fianco, mentre gli altri otto premier socialisti europei invitati dal presidente francese aspettano al chiuso, in un salone del vicino Hotel Marigny. In un Paese sciovinista come la Francia, è inconsueto che un politico italiano possa diventare «trendy», ma la copertina di «Le Monde Magazine» («Veni, vidi, Renzi», sogno di rinascimento italiano) parla chiaro e non è l’unico sintomo di attenzione. D’altra parte a Renzi in questo momento va tutto bene, in patria e fuori. Negli ultimi tre giorni, grazie a una scelta tattica ben mascherata come strategica (prima le politiche, poi le nomine), il presidente del Consiglio italiano è riuscito a trascinare sul «metodo Renzi» prima la Cancelliera Angela Merkel e poi il fronte socialista.

Nel giro di 78 ore, prima in un intenso colloquio telefonico con la Merkel e poi nel vertice dei capi di governo socialisti convocato a Parigi da Hollande, Renzi è riuscito a chiudere su questo compromesso: la prossima leadership europea non modificherà le regole auree dell’Unione ma si impegnerà a declinare verso politiche di crescita tutte le opportunità contenute nei Trattati. Certo, il compromesso semantico tra Ppe e Pse, da inserire nell’apposito documento al quale lavora Herman Van Rompuy, deve essere ancora perfezionato prima del Consiglio di Bruxelles di fine mese, ma lo scambio oramai è perfezionato: l’ex premier lussemburghese Juncker, Ppe, assumerà la guida della Commissione e i socialisti otterranno un significativo cambio nell’agenda europea, a favore di crescita e occupazione e anche significative postazioni tra quelle residue: presidenze del Consiglio e dell’Eurogruppo, Alto Rappresentante per la politica estera.

La nuova parola chiave si chiama «flessibilità» e ieri mattina, nella riunione dei socialisti, l’hanno pronunciata quasi tutti, così come quasi tutti i premier e o vicepremier intervenuti, hanno puntualmente citato Matteo Renzi, il suo esempio e le sue parole. Da questo punto di vista il vertice dell’hotel Marigny, convocato da Hollande per darsi un tono da leader dei socialisti europei, ha finito per trasformarsi in una sorta di consacrazione per Renzi a leader dell’«altra Europa», quella che si oppone all’Europa del rigore. Dice Sandro Gozi, reduce da un incontro col primo ministro francese Manuel Valls: «In questi giorni, da Berlino a Parigi, nel Ppe e nel Pse, oggettivamente si è affermato il metodo Renzi, che era stato indicato prima delle elezioni Europee, ma che dopo il 25 maggio è diventato trascinante».

E le «poltrone»? L’Italia è davvero disinteressata? L’indifferenza per i i posti finora ostentata da Renzi, in realtà, è una scelta tattica, ben mascherata da opzione strategica: il presidente del Consiglio ben sapeva, con Mario Draghi alla Bce, quanto inaccessibile fosse la «poltronissima» dalla presidenza della Commissione e ha ripetuto: prima le politiche, poi i posti. Ma ora che la partita della Commissione si è chiusa, Renzi può dedicarsi alle caselle che potrebbero essere occupate da italiani, tanto più che nella riunione Martin Schulz ha proposto che il Consiglio di Europa di fine mese licenzi l’intero pacchetto di nomine.

Nei colloqui tra gli sherpa europei comincia a farsi breccia una tentazione attribuita agli italiani: quella per l’Alto Rappresentante per la politica estera. Postazione che corrisponderebbe ai curricula di due ex primi ministri come Massimo D’Alema ed Enrico Letta, ma non è a loro che Renzi starebbe pensando in prima battuta. L’insistenza sulla presenza femminile potrebbe preludere alla candidatura dell’attuale ministro degli Esteri Federica Mogherini?

FABIO MARTINI