sabato 8 aprile 2017

La culla del neofascismo 5s descritta da una regista scandinava

LA STAMPA

Italia

Beppe “il Grigio”, espulsioni e pistole

nel film che svela l’ascesa del M5S

Una regista danese, unica al mondo, ha assistito alle riunioni segrete 

«Dovreste vivere in Italia per capire cos’è la paranoia», dice Mario Giarrusso, senatore e attore prestato a interpretare se stesso, «è la cosa che ti fa dubitare dei tuoi stessi amici». La frase va finendo mentre Giarrusso è seduto in trattoria ad ascoltare quei suoi amici e colleghi che poco dopo saranno espulsi dal M5S: Francesco Campanella, Luis Orellana, Lorenzo Battista. Nel frattempo Giarrusso raccoglie minacce di morte e si compra una pistola che, con eccesso di immaginario cinematografico, porta con sé a letto. Siamo nel 2014 e la paranoia nel M5S è al suo culmine. Poi, resterà come una ferita e una cifra comportamentale, come un sapore in bocca che non va più via. 

Il documentario

Quasi due anni prima, una regista danese, Lise Birk Pedersen, ottiene, unica al mondo, di poter raccontare il M5S dal suo interno, seguendo nel privato e nelle riunioni quattro senatori grillini. Paola Taverna, Alberto Airola, Mario Giarrusso, Luis Orellana. Nessun velo, nessuna finzione, se non la posa attoriale che ogni tanto prende chi sa di avere una telecamera accesa intorno a sé. Il risultato è «Tutti a casa – Inside M5S», il documentario di Pedersen, ieri in anteprima al festival di Pordenone «Le voci dell’inchiesta». È un racconto lungo tre anni, dallo Tsunami tour di Beppe Grillo, le piazze piene che annunciavano, inascoltate, il maremoto politico, a un comizio del 2015 organizzato sulla coda di Mafia Capitale, che invece annunciava la scontata vittoria del M5S a Roma. 

In mezzo ci sono aneddoti divertenti e dolorosi. C’è quella volta in cui sempre Giarrusso, sfinito dalle discussioni con gli attivisti ai banchetti in Sicilia che spingono per l’accordo con il Pd di Pier Luigi Bersani, si addormenta nella cameretta di quand’era bambino, con la sciarpa del Catania sopra il letto e il padre che gli dice in dialetto di «tirar fuori le palle». Giarrusso è un omone addolcito dall’amore per la musica classica, dilaniato per mesi dai dubbi se accettare un compromesso con i dem. Chi invece non sente ragioni è Taverna, capace far piangere una senatrice, Michela Montevecchi. La scena si svolge durante l’assemblea che decreterà l’espulsione della collega Adele Gambaro, rea di aver accusato Grillo di scrivere post violenti («il Parlamento è una tomba maleodorante»). Interviene Taverna in italiano-romanesco: «Vojo che me fate il favore di levarve dai cojoni. Voi state qui per grazia ricevuta de Beppe Grillo, e state a sputà nel piatto in cui se magna…». Ma c’è chi della grazia ricevuta non sa che farsene, e vorrebbe fare politica, ragionare con la propria testa, come Orellana che nell’intimità dello sconforto dice: «Per il 99% degli attivisti Beppe è perfetto e non può sbagliare». Beppe li porta fino alle soglie del Parlamento, dove è un po’ cominciato e un po’ finito tutto. Poi riappare solo di tanto in tanto dal vivavoce di un iPhone, su quello di Vito Crimi, dove è registrato come «Il Grigio». La telecamera entra nelle assemblee e dà ragione ai retroscena che hanno raccontato i giornali, incuranti degli attacchi di un Movimento che si è subito rimangiato le promesse di trasparenza. Si vede come «Il Grigio» impone le scelte: «Fate come volete, ma sappiate che…»; la sua rabbia impietosa quando viene messo in discussione. 

Senza filtri

Dove si spegne lo streaming si accende l’occhio di Pedersen su semplici cittadini entrati in un gioco più complesso di loro, dove parlare liberamente diventa sempre meno gradito. La regista ha detto di aver cominciato senza sapere nulla del M5S, mossa da curiosità. La fortuna l’ha premiata e le ha permesso di raccontare cosa è successo davvero, senza pregiudizi e con quel rigore scandinavo che come nulla fa passare dal comico al drammatico. Le liti feroci, il potere di Grillo, il conformismo di alcuni, la ribellione di altri, le epurazioni, la deriva personalistica e autoritaria del M5S, Airola che preme Sì sul tablet per espellere Gambaro, l’addio amaro di Orellana: «Ascoltare cosa dicono gli altri dovrebbe essere lo scopo di chi sta in Parlamento». È un documento storico su un esperimento antropologico. E che parla di oggi, parla di quanto è successo a Genova, e potrebbe risuccedere. La parola onestà si sente riecheggiare fino al finale, a Roma, dove si chiude come si era cominciato, sui volti del pubblico a un comizio di Grillo che è anche spettacolo: «La manifestazione dell’onestà», dopo Mafia Capitale. Poco prima le telecamere mostravano Taverna e Airola fumare nelle stanze del Senato, dove è vietato farlo, inconsapevoli che l’onestà comincia sempre dal rispetto delle piccole regole.

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