ebook di Fulvio Romano

mercoledì 2 gennaio 2013

Ancora temperature basse in attesa del caldo fine settimana...



Da LA STAMPA di lunedì: è stato il quarto anno più caldo in assoluto...

"San Silvestr a sara le porte", osservava la civiltà contadina allo scadere dell'anno solare. San Silvestro, tradizionale momento di consuntivi finali, chiude un 2012 che si collocherà al quarto posto della classifica degli "anni caldi" del Nord Ovest, superato soltanto dal 2011, dal 2007 e quasi a pari merito con lo "storico" 2003, che diede inizio ai bollori dell'ultimo decennio. A sua volta, il dicembre che oggi si congeda risulterà alla fine in pieno nella media del riscaldamento dell'ultimo ventennio e di ben un grado al di sopra della serie storica secolare. Se la statistica non serve per fare le previsioni del 2013 che si apre domani, il gioco di basse ed alte pressioni ci aiuta invece a prevedere che i primi due giorni del nuovo anno saranno penalizzati da un flusso perturbato da Ovest. Porterà, dopo un lunedì ancora con un sereno insidiato dalle nebbie, piogge tra Piemonte e Liguria ed anche fiocchi tra Cuneese e Alessandrino dal pomeriggio di martedì fino alla mattina di mercoledì. Poi, giovedì, il sereno si imporrà di nuovo -a partire dalle province settentrionali- con le temperature massime che risalgono ovunque. E' l'Anticiclone delle Azzorre che si espande sul Nord Ovest e che, via via, farà giustizia anche delle residue nebbie sulle pianure per imporsi da venerdì e per tutto il prossimo fine settimana con un sole pieno e tiepido, dalla Vallée e dal Piemonte sino alla Liguria.
romano.fulvio@libero.it

Che meraviglia il Doppio Ammasso di Perseo...!

A Double Star Cluster

Image Credit & Copyright: F. Antonucci, M. Angelini, & F. Tagliani, ADARA Astrobrallo

Explanation: Few star clusters are seen to be so close to each other. Some 7,000 light-years away, though, this pair of open or galactic star clusters is an easy binocular target, a lovely starfield in the northern constellation Perseus. Also visible to the unaided eye from dark sky areas, it was cataloged in 130 BC by Greek astronomer Hipparchus. Now known as h and chi Persei, or NGC 869 (above right) and NGC 884, the clusters themselves are separated by only a few hundred light-years and contain stars much younger and hotter than the Sun. In addition to being physically close together, the clusters' ages based on their individual stars are similar - evidence that both clusters were likely a product of the same star-forming region.

Da La Stampa del 31 dicembre: un bell'articolo di Luca Ricolfi... Tornano Pci e Dc...!

LA STAMPAweb

Verso la prima Repubblica



Come sarà il 2013? Ce lo chiediamo in molti, perché un anno come quello che ci lasciamo alle spalle non vorremmo si ripetesse mai più.

Un dato riassume bene quel che è cambiato: le famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, e quindi sono costrette a fare debiti o ad attingere ai risparmi, sono raddoppiate. Erano circa 3 milioni e mezzo un anno fa, oggi sono 7 milioni: quasi una famiglia su tre.

In questa situazione, la politica si prepara allegramente al voto del 24 febbraio. E anche noi elettori ci prepariamo perché, comunque la pensiamo, dovremo fare una scelta, foss’anche quella di non andare a votare. Per quanto mi riguarda, il sentimento che meglio descrive il mio stato d’animo è un misto di sconforto e solitudine. Un sentimento che non sento come mio personale, ma come largamente diffuso fra la gente, ovvero in tante delle persone con cui mi capita di parlare.

Lo sconforto è facile da raccontare. Quello cui siamo costretti ad assistere è un film già visto e stravisto. Andremo a votare con il «porcellum», senza poter scegliere i candidati. Eleggeremo un migliaio di parlamentari, come sempre. La sinistra ripropone il governo dell’Unione, già miseramente fallito con Prodi nel 2006-2008. La destra ripropone Berlusconi, il demagogo che ha occupato la scena degli ultimi 20 anni. Il centro, come giustamente paventa Eugenio Scalfari nel suo editoriale di ieri, ripropone una piccola Dc, nobilitata e abbellita dal marchio Monti. Spiace doverlo ammettere (perché anch’io per un attimo mi ero illuso), ma la lista Monti – partita con le più alte intenzioni – questo è diventata alla fine: una formazione che di liberaldemocratico ha quasi nulla e di vecchia politica ha molto, se non quasi tutto. Per me, come per altri, è stato un piccolo shock, una doccia fredda. Nel giro di pochi mesi, e poi sempre più velocemente nelle ultime settimane, negli ultimi giorni, nelle ultime ore, fino alla decisiva «riunione in convento» di venerdì scorso, sono cadute tutte le ipotesi più coraggiose e innovative di cui si è parlato negli ultimi tempi. Ancora due mesi fa, sembrava possibile una lista liberaldemocratica, che saldasse «Italia Futura» e «Fermare il declino», i movimenti di Montezemolo e Giannino. Poi, caduta quell’ipotesi, pareva rimasta in piedi quella di una lista Monti «unica» (senza apparentamenti), molto aperta alle forze esterne, molto selettiva verso la vecchia politica, molto severa con i politici condannati. Era questa la missione affidata al ministro Passera, era questo – credo – ciò che aveva attirato nell’area montiana politici di grande valore come Pietro Ichino. Anche questa ipotesi è caduta: alla Camera chi sceglierà Monti dovrà tenersi Casini e Fini, con tutto il seguito di vecchie glorie della seconda Repubblica. E chi avesse qualche simpatia per «Fermare il declino», il movimento liberaldemocratico di Oscar Giannino, non ne troverebbe traccia nella lista Monti. Strano: Monti ha voluto presentare la sua agenda come aperta, ma non ha ritenuto di rispondere alla lettera aperta che Giannino e i fondatori di «Fermare il declino» gli hanno indirizzato dieci giorni fa. Comportamento legittimo, ma in totale dissonanza con le ripetute dichiarazioni di attenzione alla società civile e ai suoi movimenti.

Piccole cose, piccole beghe, dettagli irrilevanti, diranno i paladini di Monti e della sua agenda. E in effetti la si può pensare così. Se si è preparati ad assistere, 40 anni dopo, all’edizione aggiornata del compromesso storico fra comunisti e democristiani, sognato da Enrico Berlinguer nel 1973, la via è tracciata e ci si può accomodare serenamente in prima fila, in attesa che inizi lo spettacolo. Certo, non sappiamo ancora chi, fra Bersani e Monti, farà il presidente del Consiglio, ma è estremamente probabile che – dopo il 24 febbraio – a governarci sia comunque la santissima trinità Monti-Bersani-Vendola. Perché, contrariamente a quanto qualcuno vorrebbe farci credere, le distanze fra Bersani e Monti sono minime. Lo dicono innanzitutto coloro che vedono con simpatia le rispettive agende: «l’agenda Monti ha il merito di mostrare che l’imposizione sui patrimoni non è soltanto una mania delle sinistre», molto lucidamente osservava ieri Stefano Lepri su questo giornale. E ancora più esplicitamente, nel già citato editoriale di ieri, scriveva Eugenio Scalfari: «C’è anche un’agenda Bersani. (…) Tra l’agenda Bersani e quella Monti non vedo grandi differenze, anzi non ne vedo quasi nessuna». Il giudizio mi sembra sostanzialmente corretto, anche se qualche differenza non del tutto marginale io invece la vedrei. Appena concluso il patto con Monti, Casini ha subito enunciato il punto fondamentale del suo programma: il quoziente familiare. Per chi non conoscesse il senso di questa oscura espressione, traduco così: se ci sono risorse per abbassare le tasse, le usiamo per alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie in cui la donna non lavora e accudisce i figli. L’esatto contrario di quel che i politici e gli studiosi di matrice liberale raccomandano: aiutare le donne inoccupate a trovare un lavoro, detassando il lavoro femminile. Per non parlare di un’altra differenza, forse ancora più importante: in materia di federalismo, nonostante tutto, il partito di Bersani è più sensibile (meglio: meno insensibile) alle istanze del Nord di quanto lo siano i partiti del Terzo polo, profondamente radicati nel Mezzogiorno e perennemente tentati da logiche assistenziali.

Il fatto è che, nell’arcipelago Monti, il peso del mondo laico e liberale è ormai al minimo, mentre quello del moderatismo cattolico è massimo, specie dopo che il ministro Passera è stato costretto al passo indietro, e la rappresentanza della cosiddetta società civile è stata interamente appaltata a Verso la terza Repubblica, il movimento scaturito dalla confluenza fra Italia Futura e innumerevoli sigle dell’associazionismo cattolico. Ecco perché, all’inizio, parlavo di sconforto ma anche di solitudine. Oggi, chi avrebbe voluto cambiare decisamente rotta, lasciandosi alle spalle la vecchia classe politica, imboccando risolutamente la strada delle riforme liberali – meno spesa, meno tasse, meno Stato – è disperatamente solo. E, quel che più dispiace, è solo non perché siamo in pochi, ma perché siamo in tanti ma senza rappresentanza. Nella lista Monti le istanze genuinamente liberali contano poco. I radicali, nonostante gli scioperi della fame (o a causa di essi?), sono quasi scomparsi dalla scena politica. Giannino e il suo movimento sono sostanzialmente ignorati dai media. Renzi è stato sconfitto e i suoi uomini sono tenuti ai margini del Pd. Gli elettori non contano nulla, perché i giochi si faranno dopo, in Parlamento, come ai tempi di Craxi, Forlani e Andreotti. In breve, se non vogliamo né Grillo né il ritorno del grande demagogo, la scelta è fra Pci e Dc. Anzi non c’è vera scelta, perché Bersani e Monti governeranno insieme. Che dire?

Buon anno, e ben tornati nella prima Repubblica.

Luca Ricolfi

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