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martedì 13 maggio 2014

Fini: uscire dall'euro vuol dire inflazione a due cifre e rovina per lavoratori, pensionati e risparmiatori

LA STAMPA

Italia

Fini: “Nel centrodestra legalità assente

Ora voto i liberali di Scelta Europea”

“I partiti agonizzano, le riforme creino canali alternativi di partecipazione”

Riecco Tangentopoli, presidente Fini... «Non è un paragone azzeccato». Ah no? «No. A differenza del ’92-’94, i protagonisti oggi sono personaggi del sottobosco politico». Tornano gli gli stessi nomi: Greganti, Frigerio. «Sì, ma allora le tangenti chiamavano direttamente in causa il sistema dei partiti. Che difatti crollò. Stavolta invece non risulta il coinvolgimento dei livelli istituzionali più alti». I partiti hanno scoperto l’onestà? «O magari non esercitano la presa di vent’anni fa... Sono molto più deboli. Talmente in crisi, che ormai si stanno ponendo problemi seri di partecipazione alla politica. E questo Grillo l’ha capito benissimo». Cosa ha scoperto Grillo? «Che i cittadini non sanno più come farsi ascoltare. I partiti agonizzano, i sindacati pure; al loro posto non sono nati altri sistemi per dare voce alla gente. Le riforme dovrebbero servire anche a creare canali alternativi». Ha qualche suggerimento? «Spero che qualcuno si batta per i referendum propositivi. O per garantire che le leggi di iniziativa popolare vengano quantomeno discusse in aula, anziché finire nel cassetto». Berlusconi ai servizi sociali. Dell’Utri e Matacena latitanti all'estero. Scajola, nelle patrie galere. Su Forza Italia in Lombardia aleggia lo spettro dell’Expo... Questo centrodestra sembra un luogo poco raccomandabile. «I nodi vengono al pettine. E i miei allarmi sulla legalità assente o calpestata, come si vede, non erano affatto fuor di luogo. Dire di più mi sembrerebbe perfino superfluo». E’ vero, come accusa l’ex Cavaliere, che Napolitano le promise la guida del governo qualora lei avesse fatto cadere il governo Berlusconi.«Ma di che cosa stiamo parlando? La mia opposizione a certi metodi fu sempre alla luce del sole. Sono l’unico che osò sfidare l’allora premier addirittura in mondovisione e proprio sul tema della legalità». Berlusconi lamenta ben quattro colpi di Stato ai suoi danni. «Purtroppo, ha completamente smarrito il senso della realtà. Parla di cose che esistono soltanto nella sua mente. È appena stato capace di sostenere che Renzi è ostaggio della Cgil, nonostante tutta l’Italia sia testimone del contrario. Il giorno prima aveva detto, nientemeno: “Meriterei il Nobel della pace per avere portato Putin nel G8”... Non va preso troppo sul serio». Lei alle Europee chi voterà? «Darò il mio voto a coloro che si battono per avere più Europa e più integrazione. Non certo a quanti vorrebbero uscire dall’euro». La gara è a chi se ne tira fuori... «Se uscissimo dalla moneta unica, avremmo un’inflazione a doppia cifra. Il conto lo pagherebbero i lavoratori a reddito fisso, i pensionati e i risparmiatori». Ma l’euro non funziona come dovrebbe, ne conviene? «Per farlo funzionare, serve il contrario dell’euro-scetticismo, cioè più unione economica e fiscale. Più decisioni assunte dalla Commissione Ue e meno dai Capi di Stato e di governo, dove la Germania ovviamente sa meglio farsi valere». Dunque, niente voto alla Lega. «No. E nemmeno, mi spiace dirlo, ai Fratelli d’Italia, che nonostante il simbolo hanno tradito la storia di An: la loro scelta contro l’euro è un clamoroso abbaglio». Voterà Forza Italia? «Lì prevalgono gli umori anti-tedeschi di Berlusconi e dei suoi falchi. Per cui no, non merita di essere presa in considerazione». E allora, chi rimane? «Per esclusione, nel campo moderato restano due sole scelte potabili. Una è la lista di ispirazione liberaldemocratica promossa da Verhofstadt, “Scelta Europea”. L’altra è l’alleanza, timida e pallida, tra Alfano e Cesa». Come mai, scusi, la bolla come «timida e pallida»? «Perché la presenza di Alfano nell’esecutivo è tanto determinante quanto del tutto impalpabile. Non ricordo una fase come l’attuale, di totale identificazione tra il governo e il premier: sembra che ci sia solo Renzi». Insomma, sulla scheda cosa scriverà? «Credo di averlo fatto capire...».

Ugo Magri


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venerdì 1 marzo 2013

L'economista di Grilllo: niente uscita dall'euro...

Da LA STAMPA

“Non vogliamo l’uscita dall’euro
Pagheranno i super-ricchi”

«Ai miei figli dico sempre: quando muoio mettete il cadavere in frigorifero, e continuate a incassare l’assegno di previdenza. Altrimenti non so se riuscirete a mangiare». Mauro Gallegati, 55 anni, docente di Macroeconomia all’università politecnica di Ancona, da molti indicato come il guru economico del Movimento Cinque Stelle, è uno di quei professori a cui piacciono i paradossi. «Il problema più urgente dell’Italia è che ci stiamo giocando una generazione. I ragazzi fra i 20 e i 35 anni oggi sono lavoratori precari, ma fra trent’anni avranno una pensione da 500 euro. Dobbiamo investire su di loro».

Economista dal curriculum internazionale, collaboratore del Nobel Joseph Stiglitz, Gallegati è stato fra i primissimi sostenitori del blog di Beppe Grillo e ha organizzato insieme al comico genovese il V-Day del 2007 a Bologna. «Sì, è tutto vero. Ma non chiamatemi guru – si schermisce lui, rispondendo al telefono dal suo studio –. Ho conosciuto Beppe durante un suo spettacolo negli Anni Novanta, quando il mio maestro Giorgio Fuà mi incaricò di consegnargli un libro sulle misure alternative al Pil. Siamo sempre rimasti in contatto e quando ha deciso di lanciarsi nell’avventura del Movimento l’ho seguito». Da lunedì pomeriggio tutti lo chiamano per capire se davvero il leader del M5S vuole uscire dall’euro. «Non abbiamo mai detto che vogliamo uscire dall’euro, sarebbe un bagno di sangue e finiremmo come l’Argentina – rassicura lui -. Le strade però sono due: una vera unione politico-monetaria o due zone Euro, una per la Germania e i paesi più forti, l’altra per i paesi più deboli». In queste ore di euforia post elettorale il professore marchigiano sta lavorando a un saggio per MicroMega, scritto a quattro mani proprio con Stiglitz, in cui dovrebbe essere riassunta la filosofia economica dei Cinque Stelle: «Il modello di sviluppo capitalistico che abbiamo conosciuto in Occidente è giunto al capolinea - spiega -. Se volessimo far espandere tutto il mondo ai livelli attuali degli Stati Uniti d’America avremmo bisogno di altri 4-5 pianeti come la Terra». Gallegati ha già in mente anche un programma di proposte politiche: una patrimoniale per i ricchissimi («quelli che possiedono un aereo privato per intenderci»), il reddito di cittadinanza, riformare il diritto del lavoro tutelando il «lavoratore e non il posto di lavoro», andare oltre i sindacati facendo partecipare i dipendenti alla gestione delle imprese. Fantapolitica? Molto dipenderà dalla capacità dei 163 onorevoli a Cinque Stelle di passare dalla protesta alla proposta. «Il primo passo in questa direzione è mettersi a studiare – conclude Gallegati -. Per questo sto organizzando una task force di docenti che tra un mese comincerà a tenere lezioni di economia ai neo-eletti. Mi daranno una mano anche Bruce Greenwald della Columbia University di New York e Jean Paul Fitoussi».

francesco moscatelli