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venerdì 16 agosto 2013

Non ci sono strade per la clemenza a B.


Da Il Fatto Quotidiano


Grazia a Berlusconi, Rodotà: “Non ci sono né condizioni né spiragli”

L'ex garante della privacy commenta la nota del Colle: "Mancano i requisiti richiesti dalla legge". E la cosiddetta "l'agibilità politica"? "E' solo un'invenzione di questa fase, un impraticabile tentativo di trovare una scorciatoia istituzionale". E sulla parte in cui il Quirinale definisce "legittime" le manifestazioni di dissenso, il giurista commenta: "Un di più che non mi entusiasma"

Spiragli per la grazia nella nota di Napolitano? “Non ne vedo, non ci sono le condizioni, tra tre anni non so cosa potrebbe accadere, ci potrebbe anche essere una situazione di emergenza umanitaria, ma ora come ora no”. Stefano Rodotà, intervistato da Radio Capital, commenta la nota che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha diramato la sera del 14 agosto per prendere posizione sulla possibilità di concedere la grazia a Silvio Berlusconi, condannato dalla Cassazione a quattro anni per frode fiscale l’1 agosto scorso. “Napolitano ha escluso che la grazia arrivi motu proprio – ha spiegato il giurista – E poi per la grazia sono fissate condizioni specifiche che fanno perno sul carattere umanitario della decisione. Fino a quando non saranno presenti le condizioni indicate dalla legge, dalla giurisprudenza, dalle consuetudini costituzionali e dai precedenti, sono quattro i riferimenti che fa Napolitano, la grazia non può essere concessa. Questo dovrebbechiudere il discorso e la partita”.

Ma ci sono altre vie per la clemenza? “No, non ci sono”, risponde Rodotà. E la cosiddetta “agibilità politica”? “E’ una invenzione di questa fase, non ha nulla a che vedere con la grazia e che cerca di forzare le istituzioni, anzi cerca di forzare la mano del presidente della Repubblica per risolvere un problema politico nato da una legittima decisione della magistratura. E’ un impraticabile tentativo di trovare una scorciatoia istituzionale. In questo momento l’agibilità politica dipende dalle condizioni di funzionamento del sistema politico che sono pessime, un sistema che cerca di scaricare suimeccanismi istituzionali responsabilità che sono sue proprie”.

L’ex garante della privacy non risparmia una stoccata al presidente della Repubblica: “Il passaggio della nota in cui Napolitano parla di “legittime manifestazioni di dissenso” rispetto alla sentenza della Cassazione forse non era un passaggio necessario. Era nello spirito che il Presidente sta adoperando, dal suo punto di vista, cioè quello di mantenere una rete di protezione per il governo, è comprensibile. Diciamo che è un di più che non mi entusiasma”. 


sabato 8 giugno 2013

Rodotà: presidenzialismo? No grazie!

da Il Fatto Quotidiano

Riforme, Stefano Rodotà: “Presidenzialismo? Strappo a Costituzione”

In un intervento su la Repubblica, il costituzionalista ha bocciato su tutta la linea i propositi avanzati dall'esecutivo di larghe intese sui cambiamenti della carta costituzionale: "Sono altre le priorità"

Stefano Rodotà


”Nel tempo ingannevole della ‘pacificazione’, il conflitto giunge nel cuore del sistema e mette in discussione la stessa Costituzione”. Non usa mezze parole Stefano Rodotà per bocciare in partenza i propositi di cambiare la carta dello Stato avanzati dall’esecutivo di larghe intese. Con un intervento su la Repubblica, il costituzionalista attacca “una politica debole, da anni incapace di riflettere sulla propria crisi” che ora “compie una pericolosa opera di rimozione e imputa tutte le attuali difficoltà al testo costituzionale” puntando verso il presidenzialismo che è “in contraddizione con il modello della democrazia partecipativa” e oggi “finisce con l’apparire una pulsione suicida l’allontanarsi da esso”.

Non solo. Per Rodotà “una revisione condotta secondo la logica costituzionale, e non contro di essa, esige proprio la valorizzazione di tutti gli strumenti della democrazia partecipativa già presenti nella Costituzione” e non di andare verso l’investitura di ‘un uomo solo al comando’. Peraltro, osserva il professore, si fa uno “strappo alla Carta” anche nel metodo, visto che “si è abbandonata la procedura prevista dall’articolo 138 per la revisione costituzionale” e “compaiono nuovi soggetti, unasupercommissione parlamentare e una incredibile e pletorica commissione di esperti“. Bocciatura su tutta la linea, quindi, a cui non manca una connotazione anche politica. Infatti, a sentire il costituzionalista, “oggi sembra tornare il tempo degli apprendisti stregoni e di una ingegneria costituzionale che, di nuovo, appare ignara del contesto in cui la riforma dovrebbe funzionare. Che cosa diranno gli odierni sostenitori di variegate forme di presidenzialismo quando, in un domani non troppo lontano, il ‘leaderismo carismatico’ renderà palesi le sue conseguenze accentratrici, oligarchiche, autoritarie? Diranno che si trattava di effetti inattesi?”.

Dopo le domande retoriche, Rodotà ricorda che già la riforma elettorale del 1993 doveva assicurare stabilità e cancellare “le pessime abitudini della Prima Repubblica“. E invece ha accentuato di fatto “la personalizzazione della politica e le inevitabili derive populiste”. Invece ci sarebbero altre “proposte largamente condivise”, dal taglio del numero dei parlamentari alla riforma dei regolamenti “che potrebbero essere rapidamente approvate con benefici per l’efficienza del sistema senza curvature autoritarie”.



venerdì 31 maggio 2013

L'irresistibile discesa di Beppe Grillo...

LA STAMPA

Italia

Grillo a Rodotà: miracolato dal web

Il leader dei Cinque Stelle scarica il giurista che meno di due mesi fa voleva salisse al Quirinale

«Figurarsi se mi faccio rovinare il compleanno...». La voce di Stefano Rodotà è quella di sempre, serena come se provenisse direttamente dal Monte Olimpo invece che dal telefono. Ieri, il giurista che rischiò di essere sospinto sin sul Quirinale dall’allora propulsiva forza pentastellata compiva ottant’anni. E gli auguri di Grillo, che solo un mese prima ne decantava le doti, il valore, la freschezza di pensiero e il giovanile incedere politico, erano questi: «Rodotà è un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi, e a cui auguriamo di rifondare la sinistra». Boom.

«In tutta la mia vita, che come sappiamo è stata lunga, non ho mai replicato a cose come queste, e certo non comincerò oggi che compio ottant’anni» obietta Rodotà, il cui genetliaco non è risultato macchiato dalla sparata di Grillo non solo perchè forse l’augurio di «rifondare la sinistra» potrebbe non dispiacergli affatto, ma soprattutto perchè il blog di Grillo è stato immediatamente inondato di post indignati, in sua difesa. E il refrain è un po’ quello della deputata grillina Marzana, «Rodotà conosce il valore dei beni comuni, per me resta una grande personalità», è il succo. E «di quel che dice Grillo, risponde Grillo» il più diffuso e imbarazzato refrain.

Ma il punto è che ieri Grillo era sempre più Grillo, o forse semplicemente sempre più il comico che fu cacciato dalla Rai socialista perchè dalla rete ammiraglia democristiana prendeva di mira i craxiani. Nello stesso post sui «Maestrini dalla penna rossa», ovvero «gente uscita dalle cantine e dai freezer dopo vent’anni di batoste e di vergogne infinite del loro partito, che si chiami Pdmenoelle o Sel» c’erano infatti «Renzie lo statista gonfiato», «Topo Gigio Veltroni che Floris ci descrive come Wellington a Waterloo» , Bersani «lo smacchiatore di Bettola», e Pippo Civati trattegiato come un cane da riporto e solo perché si tratta del deputato Pd che con maggior intensità certa di tessere il filo con i grillini. Tra tutte le personalità politiche prese a morsi da Grillo - va detto - Civati è anche l’unico che gli ha risposto, da blog a blog. Prendendolo sul serio.

Lo sbraitare di Grillo, ogni riga un insulto, ogni virgola un urlaccio, era perché il comico è stato evidentemente punto dalla coda di scorpione del flop -un meno dieci per cento secco- alle amministrative. E la prova è proprio che il più bersagliato sia Stefano Rodotà che aveva appena analizzato lucidamente, e anche senza alcuna puntura di spillo, la situazione in cui versa il Movimento Cinque Stelle. In soldoni: la Rete non basta, ora siete in Parlamento e occorre far politica, prendersi responsabilità: «Nell’ultima campagna elettorale Grillo è partito dalla Rete, poi ha riempito le piazze reali con lo Tsunami tour, ma ha ricevuto anche un’attenzione continua dalla televisione. La Rete non funziona nello stesso modo in una realtà locale o su scala nazionale. Puoi lanciare un attacco frontale, ma funziona solo se parli al Paese», ha detto il giurista aggiungendo che alle ultime elezioni «hanno perso i due grandi comunicatori: Grillo e Berlusconi» e segnalando che «le indicazioni di Grillo e Casaleggio non bastano più. Un movimento nato dalla Rete, che ha svegliato una cultura politica pigra, una volta entrato in Parlamento deve cambiare tutto».

Così non è stato, il movimento è nel caos e la prova è che ieri è stata spostata di ora in ora e poi annullata una riunione tra i parlamentari. Non si sarebbe dovuto discutere della cattiva performance elettorale, ma individuare «le spie» che parlano con i giornalisti. Per ora anonime, ma già insultate dalla quasi-ex capogruppo Roberta Lombardi. E con epiteti peggiori di quelli che Grillo ha riservato a Stefano Rodotà.

ANTONELLA RAMPINO


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