domenica 10 aprile 2016

Lo scandalo della Basilicata dà speranza al referendum

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Italia

Lo scandalo della Basilicata

dà speranza al referendum

I sondaggisti: l’affaire Guidi spinge per il quorum, c’è un effetto emotivo

Il maleodorante affare Guidi-Tempa Rossa imperversa, e dopo la Croazia anche la Francia annuncia che non perforerà più il Mediterraneo alla ricerca di petrolio e gas. Notizie che rappresentano un balsamo per i cuori dei promotori del referendum sulle trivelle del 17 aprile. E che fanno rabbrividire un po’ coloro - ad esempio a Palazzo Chigi - che sperano nel fallimento del quesito. Appare chiarissimo che lo scandalo petrolifero che è costato il posto al ministro Federica Guidi, e che ha sollevato il coperchio su un verminaio di affari loschi con al centro il mondo degli idrocarburi, ha messo un bel po’ di vento nelle vele del referendum. Finora sondaggi approfonditi non ne sono stati effettuati. Ma per come sono messe le cose è molto, molto difficile che il quorum del 50% più uno dei votanti venga raggiunto. Quel che è certo, però, è che tutti gli esperti stanno documentando un significativo incremento dell’informazione e dell’interesse nei confronti del voto. E se nonostante tutto quindici milioni o più di italiani si recassero alle urne, il significato politico non sarebbe piccolo. Specie in vista delle amministrative e del referendum costituzionale dell’autunno. 

Centrare il quorum dei votanti sarebbe davvero un risultato miracoloso per gli ambientalisti, che prevedono insieme con i sondaggisti il sì a quota 75 per cento di consensi. Molto probabilmente - ammettono a denti stretti al Comitato per il Sì - questo miracolo non arriverà. Però la tendenza è positiva. E l’obiettivo iniziale «realistico» - arrivare al 35% di partecipazione, vale a dire mandare alle urne 17-18 milioni di italiani - potrebbe essere superato. Merito del caso Guidi-Gemelli, ma anche un po’ del no di Francia e Croazia alle trivelle in Mediterraneo. Una decisione che smonta uno degli argomenti principe degli antireferendari.

Un vecchio saggio come Nicola Piepoli, sondaggista emerito, numeri non ne dà. Ma spiega che «nell’ultima settimana, dopo il caso Basilicata, è sensibilmente cambiata l’intensità motivazionale di quelli che rispondono di andare a votare». In altre parole, gli elettori del campione statistico che si erano detti intenzionati ad andare a votare, si sentono più coinvolti, più interessati. Chi voleva votare è ancora più convinto. «C’è una specie di spinta, di onda di partecipazione - dice Piepoli - che potrebbe essere decisiva per il raggiungimento del quorum». Nessuna previsione nemmeno da Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, che però fa sapere di considerare normale e comprensibile che lo scandalo Guidi-Tempa Rossa abbia toccato «l’emotività delle persone», e dunque possa agire sulla motivazione nel recarsi alle urne. 

In realtà a Palazzo Chigi si ostenta grande sicurezza. Martedì il premier dovrebbe disporre dell’ultimo pacchetto di sondaggi freschi, ma per il momento il quorum non è temuto. Un filo di allarme, però, comincia a trapelare nel giro dei collaboratori di Matteo Renzi, che ha molto personalizzato la scadenza referendaria mettendoci la faccia. Nel bene, ma anche nel male, visto che come Forza Italia voteranno “sì” molti elettori che osteggiano il governo. 

Sulla carta, non c’era partita: niente election day, niente informazione, e a differenza dei referendum del 2011 (quando si votò anche di lunedì) stavolta i seggi saranno aperti solo domenica fino alle 23. Il che significa, spiegano gli esperti, che per essere in corsa con il quorum alle 12 di domenica dovranno andare a votare almeno il 20% dei 51 milioni di aventi diritto. In questo caso, secondo Piepoli, si potrebbe creare un effetto-traino in grado di motivare il resto degli elettori.

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Roberto Giovannini