ebook di Fulvio Romano

Visualizzazione post con etichetta Pensione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pensione. Mostra tutti i post

mercoledì 14 agosto 2013

Il ministro: nessun piano per la pensione degli statali...

LA STAMPAweb

Economia

il ministro «Nessun piano per tagliare gli statali»

Non c’è alcun piano del governo per tagliare 200 mila statali. Lo ha detto ieri il ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, che però ha ammesso che si considerano varie ipotesi in direzione di un ridimensionamento. Intanto il leader della Uil Luigi Angeletti si oppone all’annunciata proroga del blocco della contrattazione a tutto il 2014: «Sono quattro anni che bloccano i contratti. Gli statali sono l’unica categoria sottoposta a questo trattamento, perciò un conflitto sarà inevitabile».

martedì 13 agosto 2013

200.000 in pensione a 57 anni con l'anzianità contributiva?

LA STAMPA

Economia

Il piano per i dipendenti pubblici

“Duecentomila in meno in tre anni”

Dando una generosa sforbiciata alle spese per auto blu e aerei ancora più blu, il governo guidato da Enrico Letta vuole fare una duplice operazione: da una parte dare il buon esempio cominciando a tagliare proprio in casa propria e proprio in quei settori che maggiormente catalizzano il risentimento collettivo verso «la casta», e - seconda - aprendo la strada ad una serie di tagli di spesa che da settembre in avanti verranno messi in cantiere.

L'intervento più rilevante riguarda i dipendenti pubblici - tutti: statali, degli enti locali, degli enti pubblici controllati - e ha un obiettivo assai ambizioso: 200 mila persone in meno in tre anni. Come, dove, con quali modalità è il compito a cui stanno lavorando i tecnici dei tre ministeri investiti di questo incarico: Funzione pubblica, Lavoro e previdenza sociale e - ovviamente - Economia.

L’ipotesi, che ancora non è stata formalizzata e che verrà sottoposta ai sindacati solo a settembre, dovrebbe essere quella di una serie di prepensionamenti agevolati ma non incentivati. Spieghiamo: i dipendenti pubblici che hanno almeno 57 anni potranno andare in pensione se lo desiderano, secondo le norme precedenti alla riforma Fornero, godendo dell’anzianità contributiva senza le penalizzazioni del caso. Non perderebbero niente, dunque, ma non avrebbero neppure incentivi di sorta sottoforma di buonuscite. Secondo i primi calcoli questa operazione porterebbe un risparmio di circa due miliardi da reinvestire (almeno in parte) nella contrattazione di secondo livello. I sindacati - non ancora coinvolti nella materia - vorrebbero discuterne meglio e comunque propongono di trattare la cosa all'interno di un più vasto plafond di temi che coinvolgano anche le pensioni d’oro.

Sulla strada del risparmio, si continuerà poi con la spending review: non solo il decreto del Fare ha istituito un comitato interministeriale permanente a questo scopo, ma si vuole estendere il campo di azione a tutte le società (quotate e non) a capitale pubblico (anche parziale), alle società di servizi degli enti pubblici (solo quelle dei comuni sfiorano la cifra di 7 mila) e insomma a tutta quella greppia di prebende e di riposizionamento di politici trombati che erano (e sono) le società pubbliche. Uno degli interventi più qualificanti, a questo proposito, dovrebbe essere l’introduzione dell’obbligo, da parte di queste società, di comunicare alla Funzione pubblica le spese sostenute per il personale a qualunque titolo impiegato. Va da sé che questo sarebbe solo il primo passo verso una revisione delle piante organiche e del loro ridimensionamento. Resta inoltre vigente il piano di chiusura di molte di queste società, già definito da Filippo Patroni Griffi (oggi sottosegretario alla Presidenza) quando era ministro del governo Monti.

Una ulteriore sforbiciata dovrebbe riguardare le consulenze esterne: una vera manna per i politici che vogliono gratificare i loro sodali e che, a questo scopo, spendono oggi 1,3 miliardi di euro. Basta con tutto questo. O almeno questo è l’intento.

raffaello masci



mercoledì 31 luglio 2013

Scappatoia pre-Fornero per la pensione dei dipendenti pubblici ?

LA STAMPA

Economia

Dipendenti pubblici in pensione con le regole pre-riforma Fornero

Il governo pensa a una scappatoia per riaprire il turn over nei ranghi degli statali

Qualcuno, all’interno del governo, ci sta pensando davvero: una massiccia operazione di pensionamento anticipato di tutto il personale del pubblico impiego che sia possibile allontanare dagli uffici ed accompagnare all’assegno pensionistico. Per liberare posti di lavoro, per facilitare una ristrutturazione della pubblica amministrazione, e soprattutto per risparmiare. In realtà, di concreto c’è molto poco, a parte il «sogno» di dinamitare in qualche modo la riforma di Elsa Fornero riaprendo le porte delle «baby-pensioni». Anche le esercitazioni del ministro del Lavoro Enrico Giovannini sulla «staffetta» tra anziani e giovani non hanno affatto incontrato un consenso unanime. Però un precedente a cui agganciarsi c’è: parliamo dei circa 7000 pubblici dipendenti che grazie al decreto del governo Monti sulla spending review e alla circolare dell’allora ministro della Funzione Pubblica (e ora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) Filippo Patroni Griffi potranno scampare alla tagliola della legge Fornero in quanto considerati «esuberi». In altre parole, questi settemila «travet» considerati ufficialmente in soprannumero potranno andare in pensione con le vecchie regole più convenienti; sempre purché il diritto all’assegno, determinato da 40 anni di servizio o dalle quote di età e anzianità, scatti entro il 2014 (e quindi i requisiti siano centrati entro il 2013).

In pratica, la spending review ha definito questo personale in esubero: se possono andare in pensione con le regole pre-Fornero, non solo smetteranno di lavorare, ma eviteranno pure il destino dei loro colleghi esuberi «non pensionabili». Che invece perderanno il posto, e per due anni avranno soltanto una indennità di mobilità che varrà più o meno la metà dell’ultimo stipendio. Una scappatoia davvero provvidenziale.

A utilizzare questa scappatoia per liberarsi di personale che non serve più, di età più matura, e comunque di stipendi più elevati ci si sta appunto pensando. A cominciare dal ministro della Funzione Pubblica Giampiero D’Alia, che ha iniziato a ragionare su ipotesi concrete. Anche perché come ovvio l’uscita verso la pensione - e con età e trattamenti più favorevoli degli altri lavoratori colpiti dalla riforma del governo Monti - sarebbe un sistema di «licenziare» assai popolare. E comunque decisamente preferibile per i diretti interessati rispetto al dimezzamento dello stipendio. Due piccioni con una fava.

Non è un caso che alla prima occasione utile si sia subito pensato di ricorrere alla scappatoia della circolare Patroni Griffi. È il caso della riforma della difesa, pudicamente definita «razionalizzazione dello strumento militare». Come noto, di fronte alla esagerata dimensione delle Forze Armate (dimensione comunque insostenibile per le esauste casse dello Stato) sia il governo Monti che quello Letta hanno deciso di calare la mannaia. Varando un piano che prevede l’eliminazione di 10mila posti di lavoro per il personale civile della difesa e di ben 30mila posti di lavoro tra il personale militare, oltre all’eliminazione di oltre cento siti militari. Un processo che per la verità sarà molto graduale, visto che dovrà svolgersi di qui al 2024. In questa sede i sindacati hanno immediatamente richiesto che anche al personale della Difesa in esubero la stessa via di uscita concessa in precedenza. Secondo alcune stime, si potrebbe trattare di 6-7000 persone in tutto.

Ieri si è tenuto il primo incontro tra il ministro della Difesa Mario Mauro e le organizzazioni di categoria del pubblico impiego di Cgil-Cisl-Uil. I sindacalisti hanno registrato «primi passi in avanti», visto che il ministro «ha dato la disponibilità a rimettere mano agli schemi di provvedimento». In particolare, come chiesto dai rappresentanti del personale, accettando le tutele finalizzate alla salvaguardia dei livelli occupazionali e il ricorso alla mobilità verso altre pubbliche amministrazioni. E, soprattutto, il ricorso ai prepensionamenti.

roberto giovannini


Level Triple-A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0           Copyright 2013 La Stampa           Bobby WorldWide Approved AAA