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giovedì 9 maggio 2013

È primavera: 10 buoni motivi per vietare i diserbanti e tornare a sentire il profumo dell'erba tagliata...

Vallo a far capire ai nostri contadini che danno a profusione e con gusto i diserbanti, qui come in Liguria.. Petrini si illude: altro che buono, pulito e giusto...! 


Da: Altieri Giuseppe <agernova@libero.it>
Oggetto: Fwd: Prof. Altieri: E' Primavera... 10 MOTIVI per Bandire l'uso dei Disseccanti (Glifosate, Glufosinate, ecc) + documentazione allegata
A: 
Data: Giovedì 9 maggio 2013, 13:40

per Bandire l'uso dei Disseccanti (Glifosate, Glufosinate, ecc) + documentazione allegata

E' Primavera... 
...10 motivi per fermare l’uso del diserbante e tornare al Profumo dell'erba tagliata
Giuseppe Altieri, Agroecologo e Silvia Franzini, Biologa


1)            Non è biodegradabile (Monsanto è stata condannata per pubblicità menzognera in Francia)
2)            Inquina le sorgenti e le acque di falda (ritrovato nel bacino del Falchereto fonte USL, ARPAT)  e nelle acque di superficie, fonte ISPRA - AGRISOLE)
3)           E’ direttamente irritante e nocivo per l'uomo (agli occhi e alle vie respiratorie) e gli animali domestici (vomito, bava alla bocca, perdita di pelo, diarrea, convulsioni)
4)            Distrugge la fotosintesi di vaste aree mondiali, nel periodo di massima fissazione della CO2 (tra le principali cause dell'effetto serra)
5)            Provoca aborto e malformazioni genetiche, sterilità anche a dosi molto inferiori ai limiti di legge
6)           Provoca alterazione della mitosi cellulare che può essere collegata al tumore nell’uomo (una ricerca svedese lo correla al Linfoma non hodgk).
7)            Uccide gli anfibi (rane, rospi, rettili, gechi….) e i lombrichi utili alla fertilità della terra
8)            Danneggia la flora selvatica e la Biodiversità collegata, Api e insetti utili in particolare, compromettendo vaste fonti alimentari anche per gli esseri umani (Erbe spontanee e medicinali)
9)            Distrugge l’humus dei terreni, compromettendone la fertilità e provocando frane, dilavamento, erosione e allagamenti
10)         In Argentina è vietato a 800 metri dalle abitazioni

Documentazione in allegato.
Diffondere questa comunicazione.,_._,___


Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Studio AGERNOVA - Servizi Avanzati per l'Agroecologia e la Ricerca
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)
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martedì 9 aprile 2013

Quirinale, si fa presto a dire Bonino ... Di Marco Travaglio

Certo, Travaglio sovente è saccente, supponente e velenoso all'accesso. salvo poi farsi fregare da Berlusconi, come avvenuto prima delle elezioni con l'aiuto di Santoro... Ma come dargli torto rileggendo insieme a lui il curriculum della Bonino e ricordando alcune delle scelte della braidese che a suo tempo ci fecero sempre incavolare...? In più, ricordiamo anche la posizione della radicale sugli OGM, da lei difesi anche in contrapposizione col conterraneo Carlin Petrini... E, aggiungiamo, con lei compreremmo anche l' ormai imbarazzante presenza del vecchio Pannella che se ne sta sempre appollaiato sulla spalla della Bonino... No, no, lasciamo perdere la Bonino. C'è, ci sarebbe, di molto meglio...

Ecco il pezzo di Travaglio sul Fatto Quotidiano:

Molti italiani vorrebbero vedere Emma Bonino al Quirinale. Perché è donna, perché è competente, perché è onesta e mai sfiorata da scandali, perché ha condotto battaglie spesso solitarie per i diritti civili e umani e politici in tutto il mondo, forse anche perché è sopravvissuta a Pannella e perfino a Capezzone. Insomma, un sacco di ottimi motivi, tutti veri e condivisibili. Ma della sua biografia, in questo paese dalla memoria corta, sfuggono alcuni passaggi politici che potrebbero indurre qualcuno, magari troppo giovane o troppo vecchio per ricordarli, a cambiare idea e a ripiegare su candidati più vicini al proprio modo di pensare.
A costo di essere equivocati, come ormai accade sempre più spesso, complice il frullatore del web, li ricordiamo qui per completezza dell’informazione, convinti come siamo che di tutti i candidati alle cariche pubbliche si debba sapere tutto. “Conoscere per deliberare”, diceva Luigi Einaudi, cuneese come lei.

Nata 65 anni fa, la Bonino è stata parlamentare in Italia sette volte e in Europa tre volte, a partire dal lontano 1976. Da sempre radicale, si è poi candidata nel ’94 con Forza Italia fondata da Berlusconi, Dell’Utri, Previti & C., e col centrodestra berlusconiano è rimasta alleata, fra alti e bassi, fino alla rottura del 2006, quando è passata al centrosinistra. Ha ricoperto le più svariate cariche: deputata, senatrice, europarlamentare, commissario europeo, vicepresidente del Senato, ministro per gli Affari europei nel governo Prodi. Ed è stata candidata a quasi tutto: presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidente delle Camere, ministro degli Esteri e della Difesa, presidente della Regione Piemonte e della Regione Lazio, alto commissario Onu ai rifugiati, rappresentante Onu in Iraq, addirittura a leader del centrodestra (da Pannella, nel 2000).

Nel ’94, quando si candidò per la prima volta con B., partecipò con lui e la Parenti a un comizio a Palermo contro le indagini su mafia e politica. Poi, appena eletta, fu indicata dal Cavaliere assieme a Monti come commissario europeo. Il che non le impedì di seguitare l’attività politica in Italia, nelle varie reincarnazioni dei radicali: Lista Sgarbi-Pannella, Riformatori, Lista Pannella, Lista Bonino. Nel ’99 B. la sponsorizzò per il Quirinale, anche se poi confluì su Ciampi. Ancora nel 2005, alla vigilia della rottura, la Bonino dichiarava di “apprezzare ciò che Berlusconi sta facendo come premier” (una legge ad personam dopo l’altra, dalla Gasparri alla Frattini, dal lodo Schifani al falso in bilancio, dalla Cirami alle rogatorie alla Cirielli) e cercava disperatamente un accordo con lui. Sfumato il quale, scoprì all’improvviso i vizi del Cavaliere e le virtù di quelli che fino al giorno prima lei chiamava “komunisti” e “cattocomunisti”.

Molte delle sue battaglie, referendarie e non, coincidono col programma berlusconiano: dalla deregulation del mercato del lavoro (con tanti saluti allo Statuto dei lavoratori, articolo 18 in primis) alla campagna contro le trattenute sindacali in busta paga. Per non parlare del via libera alle guerre camuffate da “missioni di pace” in ex Jugoslavia, Afghanistan e Irak. E soprattutto della giustizia: separazione delle carriere fra giudici e pm, amnistia, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, responsabilità civile delle toghe e no all’autorizzazione all’arresto per parlamentari accusati di gravi reati: perfino Cosentino, imputato per camorra.

Alle meritorie campagne contro il finanziamento pubblico dei partiti, fa da contrappunto la contraddizione dei soldi pubblici sempre chiesti e incassati per Radio Radicale. Nel 2010 poi, la Bonino fece da sponda all’editto di B.contro Annozero: il voto radicale in Vigilanza fu decisivo per chiudere i talk e abolire l’informazione tv prima delle amministrative.

Con tutto il rispetto per la persona, di questi errori politici è forse il caso di tenere e chiedere conto.

Il Fatto Quotidiano, 6 Aprile 2013