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mercoledì 6 marzo 2013

Imperia. L'Osservatorio dei tre premi Nobel...

Da La Stampa di Imperia

(Nb: nella foto Nicola Podestà che diresse l'Osservatorio dal 1994 al 2006, preceduto da Bino Bini)


Imperia
L’Osservatorio
dei tre NOBEL

Progetti per valorizzare la storica struttura frequentata
da Renato Dulbecco, Giulio Natta e Salvatore Quasimodo


Renato Dulbecco, come ha scritto nell’autobiografia, in gioventù amava trascorrere il suo tempo libero qui, dove si dedicava a costruire strumenti all’avanguardia, con le nozioni apprese dalla lettura delle riviste scientifiche del tempo. Anche Giulio Natta lo frequentava spesso, mentre Salvatore Quasimodo, all’epoca in cui, negli anni Trenta, lavorava come geometra al Genio Civile di Imperia, di quando in quando si affacciava in quello che, sotto la direzione di Carlo Gentile, era diventato una sorta di salotto culturale della città.

Nasce così, da queste tre insigni presenze, la definizione «dei tre Premi Nobel» (ricevuti, rispettivamente, da Dulbecco per la medicina, da Natta per la chimica e da Quasimodo per la letteratura), attribuita all’Osservatorio meteorologico e sismico, installato all’ultimo piano, e sulla torretta, del palazzo scolastico, dove si trovano la primaria Tommaso Littardi, la media Giovanni Boine (lo scrittore era un altro suo abituale ospite) e l’Istituto Nautico Andrea Doria.

Un’istituzione prestigiosa, insomma, per Imperia, tanto più che la sua attività attraversa i secoli: dal 1875 custodisce un prezioso archivio di dati per certificazioni ad uso amministrativo o legale e per studi di climatologia, in collaborazione con l’Università di Torino. E l’impegno prosegue costantemente, al di là delle difficoltà economiche del Comune: inserita nella rete nazionale dell’Ufficio centrale di Ecologia agraria del Ministero delle Politiche agricole, la struttura costituisce anche un centro di rilevamento per l’Ufficio idrografico di Genova.

Non solo: l’Osservatorio dirama ogni giorno, domenica esclusa, un bollettino meteo, inviato agli utenti, pubblici o privati, che ne hanno fatto richiesta. Due le edizioni: la prima alle 8,30 è consultata soprattutto in estate da diportisti, surfisti e pescatori dilettanti, che vogliono conoscere le previsioni locali prima di prendere il mare; e la seconda a mezzogiorno. È dotato inoltre di una stazione di rilevamento sismico sul Monte Faudo, che opera in collaborazione con l’Università di Genova e, in caso di scossa, è in grado di determinarne intensità e localizzazione.

Quassù, in queste stanze, c’è anche la sede del Cea (Centro di Educazione Ambientale) e sono custoditi cimeli storici, come il sismografo realizzato artigianalmente dallo stesso professor Dulbecco. E da qui, con il telescopio, in collaborazione con il Gruppo Astrofili, si possono occasionalmente effettuare osservazioni di corpi e fenomeni celesti: è accaduto ad esempio, in tempi recenti, per Marte nel 2003 e per l’eclisse parziale di Sole del 2005.

Stefano Delfino

Copyright 2013 La Stampa

domenica 27 gennaio 2013

Ponente ligure, piovosità e dissesto geologico...

da LA STAMPA di Imperia

“Edilizia selvaggia
territorio a rischio”

Il geologo Nicola Podestà: “L’uomo responsabile dei maggiori dissesti”

Frane, alluvioni, smottamenti, molti dei quali anche in provincia di Imperia hanno comportato negli ultimi anni gravissimi lutti e altre tragedie. Senza contare le pesantissime conseguenze sul piano economico. È tutta colpa dei cambiamenti climatici, quindi cause del tutto naturali, oppure ci sono responsabilità dell’uomo dirette o indirette? È questo il tema dell’interessante incontro che si è tenuto l’altra sera a Imperia condotto da Nicola Podestà, geologo e per moltissimi anni responsabile dell’Osservatorio meteorologico del capoluogo.
«Purtroppo dobbiamo constatare che molto più spesso di quanto non si creda e o sia voglia far credere, le responsabilità umane ci sono e sono determinanti - spiega Podestà - Prima ancora di prendere in considerazione i fattori climatici, bisogna avere ben chiaro che il nostro territorio per ragioni di struttura geologica è estremamente fragile e quindi potenzialmente soggetto al dissesto. Lo dimostrano le frane, per l’esattezza paleofrane, che si sono verificate in epoche remotissime e che hanno contribuito a modellare il paesaggio così come lo vediamo oggi. Un esempio su tutti: il paese di Monesi si erge su un cumulo di paleofrana ma i casi sono moltissimi dalla Val Roja all’Arroscia. Questa fragilità avrebbe dovuto suggerire una maggiore cautela nelle opere di antropizzazione cioè di insediamenti umani. Invece, sembra proprio che l’uomo, per i più svariati interessi primo fra tutti quello economico ma anche per ignoranza, non abbia voluto valutare l’impatto dei manufatti cioè case, strade, ponti e quant’altro, sull’ambiente».
Gli effetti di questa colpevole trascuratezza - continua Podestà -sono stati da ultimo amplificati da una indubbia recrudescenza di fenomeni meteorologici.Tanto per fare un esempio, il record di piovosità giornaliera di 160 millimetri registrato nel 1888 ha resistito per circa 100 anni, fino al 1995, per poi venire superato ancora nel 1998, nel 2000 e nel 2006. E tutto ciò, insieme con la urbanizzazione scriteriata delle colline, ha contribuito a fare aumentare in maniera esponenziale i dissesti che dobbiamo amaramente constatare».
«Resta l’amaro in bocca - conclude Podestà - che le lezioni del passato anche recentissimo sono servite a poco e comunque sono tardive: la situazione è talmente compromessa da non poter intervenire efficacemente in tempi brevi».

GIULIO GELUARDI