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domenica 1 novembre 2015

Cacciari: altro che primato della politica Renzi l’ha sostituita con tecnici e amici

LA STAMPA

Italia


Il filosofo: “Orfini incapace. Evocare l’Expo non c’entra nulla”

«La cosa comica è che è in atto una sostituzione della politica con tecnici e magistrati proprio per mano di uno che si è presentato dicendo che la politica doveva tornare al comando». Non usa mezzi termini Massimo Cacciari per criticare l’eccessiva presenza di tecnici in ruoli che dovrebbero essere affidati a politici.
Per Roma, Renzi ha puntato sul prefetto Tronca perché vuole applicare il modello Expo. «Sì, ma c’è una piccola differenza: Expo era un evento eccezionale ed è dunque normale che venisse gestito da tecnici, mentre Roma è un Comune. Il modello Expo non c’entra nulla. Per il Giubileo c’è già un commissario, Gabrielli». Quindi le scelte di Renzi non vanno nella giusta direzione? «Diceva di voler rimettere la politica al comando. Invece in tutte le situazioni critiche deve ricorrere a tecnici. E a livello amministrativo locale ai vari Fassino, Chiamparino, De Luca e magari anche Bassolino. Vorrei capire chi ha rottamato, oltre a D’Alema». Non è che l’Italia è obbligata a seguire la strada dei tecnici perché la politica non è in grado? «Va be’, se è così allora prendiamone atto. Facciamo delle riforme istituzionali che ne tengano conto: aboliamo il Parlamento. Ma non scherziamo, dai». Allora che bisogna fare?«Per rifondare la politica bisognerebbe ripartire da una riorganizzazione della medesima, formare un partito come dio comanda, istituire una formazione della classe politica decente... E non solo attorniarsi di amici e portaborse...».La nostra classe politica è inadeguata? «Per lo meno quella che sta attorno al capo del governo. Guardiamo quello che è successo a Roma: il Pd ha fatto ricorso a un politico per risolvere il problema. La prima cosa da mettere in discussione sarebbe l’operato di Orfini. Renzi ha messo lì un suo braccio destro che avrebbe dovuto avere autorevolezza e capacità per dirimere quel casino e invece guarda che disastri ha lasciato che accadessero. Si è dimostrato totalmente incapace. E allora lo caccino. Lo mettano a fare il capo sezione a Orbetello». E ora a Roma cosa succederà? «Il centrodestra cercherà di competere con Marchini, ma vinceranno i Cinque Stelle. Il Pd non arriverà al 10%. Ci sarà una lista Marino: ormai è quasi costretto, per salvarsi la faccia». A Marino cosa si può rimproverare? «Assolutamente nulla. Lui era uno che non sapeva neanche che fosse di casa a Roma, non aveva alcuna esperienza amministrativa. Era soltanto un semplice megalomane: questo era risaputo da tutti, dalla comunità scientifica, dai suoi stessi colleghi. La responsabilità non è sua, ma di chi l’ha messo lì, a dimostrazione dell’assoluta mancanza di una politica di formazione della classe dirigente. Avevano Gentiloni e invece si sono inventati Marino: bene, questo è il risultato». Marino però ha vinto le primarie «Le primarie, fatte in questo modo totalmente dilettantesco, non servono a niente. Servono solo alla resa dei conti interna al partito. O sono normate con regole rigidissime, con un albo degli elettori, come negli Usa, o sono delle bufale colossali». Che scenari prevede per il Pd alle Comunali?«Roma è perduta. Milano la possono salvare solo con Sala». Che, guarda caso, è un tecnico… «Certo. Perché non hanno nessun politico in grado di affrontare emergenze, né sul piano della giustizia né sul piano amministrativo. Se vuole salvarsi il sederino, Renzi a Milano dovrà mettere Sala. Altrimenti rischia la pelle. E se Renzi perde sia a Milano che a Roma, voglio vedere come continua a governare il Paese…».
marco bresolin

martedì 10 giugno 2014

Cacciari: Guidare un Comune è da eroi

LA STAMPA

Italia

Cacciari: “Guidare un Comune

oggi è un ruolo per eroi

Il voto locale è più esigente”

“Mantenere credibilità è difficilissimo”

«L’effetto Renzi svanito? Ma no. Il voto delle amministrative è sempre stato un voto particolare in cui conta enormemente la figura locale, il prestigio del candidato, il suo radicamento nel territorio, dove l’immagine vale infinitamente meno che nel voto nazionale».

E i risultati, professor Cacciari, lo dimostrano?

«Sì. E l’effetto Renzi permane ancora, altrimenti il voto di Pavia e la sconfitta di Cattaneo non si spiegherebbero. Ma certamente non è travolgente come lo è stato in un’elezione nazionale».

Perché il Pd non ha però conservato città dove aveva candidati potenzialmente vincenti, e una lunga storia di governo? «Ripeto, le elezioni locali hanno una storia loro. Se una coalizione si presenta spaccata, divisa, con candidati deboli ci può essere Renzi o il Padreterno; ma perdi. I casi di Perugia e Potenza non li conosco, ma a Livorno il Pd si è presentato in modo suicida».Per alcuni osservatori, con bilanci sempre più risicati e le tasse sulla casa, per i sindaci governare e poi conservare la poltrona è problematico. «Fare il sindaco oggi è un martirio. È evidente. Sono venti anni che lo Stato fa cassa tagliando i bilanci dei Comuni. Fare il sindaco decentemente è un’impresa eroica. D’altra parte, l’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni, non ha mai fatto niente di niente. I governi - di centrosinistra come di centrodestra - non hanno fatto che martellare da tutte le parti. La sciagurata eliminazione dell’Ici, con cui i Comuni si gestivano senza problemi, ha portato il caos, e dopo mille giravolte, i Comuni si sono trovati costretti ad aggravare la pressione fiscale complessiva sulla casa. Che secondo me è molto cresciuta». Insomma, bisogna essere dei maghi per sopravvivere. «Farsi eleggere e mantenere la credibilità è difficilissimo. Un sindaco non vive di immagine e promesse, ma deve gestire servizi concretamente. Renzi ne sa qualcosa. Speriamo che sapendone qualcosa, cessi il tartassamento indefesso delle amministrazioni locali». Altri analisti hanno spiegato il risultato dicendo che gli italiani hanno scoperto quanto è divertente cambiare ogni volta il loro voto da un partito all’altro. «Ma no, sono stupidaggini. Il voto per le amministrative (a parte quando c’erano Dc e Pci) ha sempre avuto un andamento diverso da quello delle politiche. Il centrosinistra vinceva città importantissime anche quando Berlusconi era al top. Il fatto è che né Berlusconi né Renzi dirigono partiti radicati nel territorio. Il Pd un po' di più, Forza Italia è smottata del tutto. Questi sono partiti senza rappresentanza stabile: o trovano il personaggio locale credibile, oppure possono perdere anche se a livello nazionale fanno sfracelli». E trovare un candidato bravo e stimato è difficile. «Il voto amministrativo è molto più esigente di quello nazionale. A livello nazionale puoi votare uno che ti dà speranza e ti fa sognare; a livello locale no». Insomma, nel voto di domenica non c’entra nessun «effetto Mose» o «effetto Expo»...«Macché. La gente ha votato per la sua città. E anche se indebolito, rimane evidentissimo un “effetto Renzi”».

roberto giovannini


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