ebook di Fulvio Romano

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mercoledì 10 settembre 2014

Peli sulla spiaggia ( l'estate delle inversioni)

LA STAMPA

Cultura

L’estate delle inversioni

È stata l’estate delle inversioni. Maschi depilati, donne con i peli. Pochissimi giovani avevano peli sotto le ascelle o sul petto (sulle spalle non si vedono più da un pezzo), perfettamente rasati, dal viso alle gambe, come i ciclisti. Simili a statue greche di efebi, i giovanotti facevano bella mostra di sé sulle spiagge. Le ragazze, imitando Madonna, hanno invece cominciato a farsi crescere i peli delle ascelle (c’è il ritorno post-femminista al «naturale»). Contemporaneamente continua la diffusione tra le ragazze della cosiddetta «ceretta brasiliana»: rasatura completa dei peli. Inventato dalle sorelle Padilha nel 1987, si è diffuso grazie al passaparola e alla serie televisiva «Sex and the City». In verità, le donne si sono sempre depilate il pube. Come ricorda Desmond Morris in Il comportamento intimo (Mondadori), per entrambi i sessi, e in tutte le culture, la pelle liscia, pulita e sana costituisce una forte attrattiva sessuale. Lo zoologo inglese scriveva che i tatuaggi indeboliscono l’attrazione sessuale. Era l’anno 1971. Nei quarant’anni seguenti la moda giovanile l’ha smentito, dato che è molto difficile trovare oggi corpi maschili e femminili privi di tatuaggio. Poiché le donne sono meno pelose dei maschi, la depilazione era un modo per accentuare la differenza di sesso. Nell’antica Grecia le donne rimuovevano i peli del pube strappandoli («mazzetti di mirto divelti a mano», dice un autore classico); si usava anche la tecnica di bruciarli con un legnetto acceso o con cenere calda. La ceretta praticata con il metodo «brasiliano», chiamata anche «Hollywood», è davvero dolorosa per quanto efficace. La moda vuole che, oltre al pube glabro, si possa dare una forma precisa ai peli. Varie possibilità offerte dal mercato estetistico: «francese», sottile striscia centrale; «americana», piccolo triangolino; poi forme geometriche: a stella, a rombo, circolare. Anche i giovani maschi hanno cominciato a eliminare i peli, o a definirne la forma a proprio piacimento. Perché questa moda della depilazione? Il corpo è diventato il principale comunicatore degli individui: contenuto del messaggio e insieme sua forma. Si è estetizzato in ogni punto. Lo psicoanalista Otto Fenichel, allievo di Freud, sosteneva che l’erotismo tattile è paragonabile a quello che proviene dal guardare. Ed entrambe rimanderebbero a forme di soddisfazione pregenitale di tipo orale. Che questo sia il mood prevalente anche tra le giovani generazioni?

Marco

Belpoliti

lunedì 19 maggio 2014

Aspettando le lucciole...

LA STAMPA

Cultura

Aspettando le lucciole

Le lucciole ancora non ci sono. Per quanto siamo già a maggio inoltrato, non ha fatto abbastanza caldo. Pasolini ne aveva decretato la fine nel 1975, ma negli ultimi anni sono tornate, sebbene non più in gran numero come nel passato. Come aveva intuito il poeta, che ne aveva fatto il simbolo vivente della «mutazione antropologica» della società italiana, l’inquinamento ne ha limitato la riproduzione. Nei primi Anni Sessanta in maggio e giugno ce n’erano a migliaia la notte tra l’erba fresca e lungo i fossati. Probabilmente sono stati gli Anni Ottanta il punto più basso della loro diffusione, ma già qualche anno dopo la famosa denuncia del poeta friulano questi insetti erano ricomparsi. Lo ricordava Leonardo Sciascia all’inizio del suo L’affaire Moro, nel 1979. E dopo cos’è successo? Poche lucciole e per pochi giorni in estate. Ne ha parlato non tanto tempo fa uno scrittore e saggista francese Georges Didi-Huberman polemizzando con Pasolini in Come le lucciole (Bollati Boringhieri). Cosa ne pensano gli studiosi degli insetti, gli entomologi? In un testo apparso su un quotidiano proprio all’inizio degli Anni Ottanta, Danilo Mainardi racconta la presenza delle lucciole nei prati e aggiunge un dettaglio riguardo il loro messaggio luminoso. I maschi, spiega, volano in alto emettendo un messaggio luminoso; le femmine attendono a terra, e quando il maschio le vede, scende e s’accoppia. Gli entomologi avevano trovato il modo di riprodurre con una piccola pila quel messaggio luminoso, al fine di catturare le femmine e studiarle. Poi avevano scoperto che le loro torce elettriche producevano il messaggio per le lucciole del genere Photinus, e invece rispondevano le femmine Photurius. Un fatto strano, dato che si trattava di due linguaggi diversi. Queste femmine poliglotte lo facevano per trarre in inganno i maschi della specie diversa: i maschi Photinus attratti dal seducente lampeggio calavano, così le femmine Photurius li catturavano e divoravano. Pasolini probabilmente lo ignorava, come la maggior parte di noi, dato che non siamo entomologi. Certo il mondo animale, in particolare quello degli insetti, visto da vicino è molto meno idilliaco di come appare a poeti e filosofi. Ora aspetto l’arrivo delle lucciole tra i campi, anche se non so bene di quale specie si tratta: saranno le lucciole divoratrici o quelle propense all’accoppiamento? Poveri maschi. Spero solo che faccia presto caldo.

Marco

Belpoliti