ebook di Fulvio Romano

domenica 7 luglio 2013

Letta batte Renzi... E te credo (vista la sua posizione sulle pensioni...!)

Nell’articolo Bertini non lo dice, ma il calo di Renzi è probabilmente dovuto alla sua incredibile proposta di tagliare del 10% le "pensioni d’oro"... che sarebbero quelle di tremila euro LORDI (duemila netti)...! E cioè quelle di chi ha dato esami, concorsi etc. nel pubblico e che non si è mai arricchito con le prebende dei politici...

ecco l’articolo:


LA STAMPAweb

Italia

E nel giudizio sui leader
Letta ora stacca Renzi

Sondaggio Ipsos, nella percezione sono loro due “gli sfidanti”. Tutti gli altri dietro

Non bisognerà attendere mesi o anni per la competizione che tutti nel Pd vedono come il fumo negli occhi, compresi i diretti interessati, quella tra il premier Enrico Letta e il sindaco di Firenze. In realtà i due sono già concorrenti virtuali e svettano in testa agli indici di gradimento, staccando di oltre trenta punti gli altri leader, da Epifani ad Alfano, da Berlusconi a Vendola, per non dire di Monti, Maroni e Grillo: quello che sorprende è che - nell’ultima rilevazione sui leader del Polimetro settimanale di Ipsos - il premier sorpassi nettamente, 65,9 contro 63,5%, il rottamatore, da mesi sempre in cima a tutti i sondaggi. Unico leader politico capace di superare in quanto a popolarità, se pure di un’incollatura il capo dello Stato, come mostravano rilevazioni fatte dalla Swg alcune settimane orsono. E quindi fa ancora più effetto vedere come due leader del Pd che incarnano profili così diversi e che infiammano il congresso influenzandone le scelte, nella percezione degli italiani siano già gli «sfidanti».
Non è difficile immaginare il perché dell’ascesa di Letta, i dati fanno dire al presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli, che «in un contesto di altissima volatilità del voto, mancano i punti di riferimento e il governo rappresenta un’ancora». Certo, «i due procedono quasi di pari passo da settimane e ora Letta ha due punti e mezzo in più, quindi è apprezzato da quasi due terzi degli elettori come Renzi». Rispetto ai sondaggi sulla fiducia che registrano stabilmente una primazia del sindaco di Firenze, il Polimetro utilizza una scala da uno a dieci in cui si chiede di esprimere un giudizio sul leader, come se fosse un voto scolastico, dai sei a dieci è la sufficienza: in questo caso si parla di apprezzamento di quel che stanno facendo, anche se ovviamente c’è una correlazione tra tutti questi indicatori. Quindi se la fiducia è un parametro più proiettato sul futuro, va da sè che Renzi sia più forte in quel senso, «ma lui e Letta sono i due politici che a differenza di tutti gli altri godono di più consenso che dissenso».
Certo, se è vero che la crisi in cui versa il paese dovrebbe accentuare la richiesta di soluzioni più radicali meglio interpretate dal profilo di Renzi, è vero pure, fa notare Pagnoncelli, che «da sempre l’Italia ha una forte componente moderata e anche se si invocano cambiamenti radicali, spesso si apprezzano di più cambiamenti graduali». E anche rispetto all’amico Enrico, Matteo «sfonda di più nello schieramento avversario, nel centro e nel centrodestra. Poi se si immagina il leader del futuro e del cambiamento, viene a tutti in mente Renzi che beneficia di esser fuori dalla mischia; ma le domande di cambiamento determinano anche un’usura rapidissima delle persone». Di sicuro il rottamatore è consapevole di questo aspetto e perciò scalpita, mentre «Letta incarna l’idea di un cambiamento non traumatico, con un governo a trazione diesel». Quali sono i bacini di riferimento dei due leader? «Tra casalinghe e pensionati, che insieme fanno il 40% degli elettori, abbiamo il top del gradimento di Letta, anche tra i cosiddetti garantiti, cioé i redditi fissi. Tra i più giovani Letta ha un consenso più contenuto, sul 57%, superando i 50 anni supera il 70% e oltre i 65 anni sale addirittura al 75%. I più giovani esprimono un giudizio più positivo rispetto a quelli di età più avanzata su Renzi. Il quale registra da due settimane una lieve flessione in cui sembra risentire della posizione non definita sulla sua partecipazione al congresso. Il Pd non viene molto penalizzato da questo scontro tra candidature, ma se si supera un certo livello questo diventerà un problema prima e dopo il congresso».
Ma se per caso un domani dovessero correre entrambi in primarie per la premiership, l’impressione di Pagnoncelli è che non sarebbe un testa a testa, insomma Renzi resterebbe favorito, perché i due occupano due posizionamenti diversi. «Letta sarebbe un avversario temibile, ma Renzi ha una capacità di attrazione che va al di fuori del bacino di centrosinistra. In questo bacino, ormai lo giudicano un vincente; nel centrodestra, da un lato c’è il consenso per Berlusconi, dall’altro soffrono che il Pdl non sia stato in grado di proporre un leader più giovane». A sorprendere molto è «quanto questo governo faccia bene al Pd, che sta beneficiando di questa situazione. In questa fase, sull’onda delle amministrative e del fatto che c’è un governo il cui capo è del Pd, il trend è di salita graduale da inizio giugno».
carlo bertini

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